Data breach: cosa fare nelle 72 ore del GDPR

Per il GDPR una violazione dei dati personali non è solo un furto: lo è anche un ransomware che blocca il gestionale o un'email con l'allegato sbagliato. Cosa chiede la norma, come usare le 72 ore per decidere sulla notifica e cosa preparare prima che succeda.

Cos'è davvero un data breach

Data breach fa pensare all'archivio clienti rubato e messo in vendita. Il GDPR usa una definizione più ampia: la violazione dei dati personali è una violazione di sicurezza che comporta, accidentalmente o in modo illecito, la distruzione, la perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l'accesso ai dati personali (art. 4, punto 12).

In pratica rientrano molte situazioni che in azienda nessuno chiama così:

  • un ransomware cifra il gestionale con le anagrafiche dei clienti: nessuno ha copiato nulla, ma i dati non sono più disponibili;
  • il commerciale perde in treno il portatile non cifrato;
  • l'ufficio del personale manda i cedolini di un reparto al destinatario sbagliato;
  • un collega consulta dati a cui il suo ruolo non dovrebbe dargli accesso.

Cosa chiede il GDPR, articolo per articolo

Gli obblighi sono quattro, e non scattano tutti insieme.

ObbligoQuandoRiferimento
Documentare la violazioneSempre, anche quando non va notificata: circostanze, conseguenze e provvedimenti adottatiArt. 33, par. 5
Notificare al GaranteSenza ingiustificato ritardo e, ove possibile, entro 72 ore dalla conoscenza, salvo che sia improbabile un rischio per i diritti e le libertà delle personeArt. 33, par. 1
Comunicare agli interessatiQuando la violazione può presentare un rischio elevato per le persone, salvo le eccezioni previsteArt. 34
Avvisare il titolareTocca al fornitore che tratta i dati per tuo conto (il responsabile del trattamento), senza ingiustificato ritardo da quando ne viene a conoscenzaArt. 33, par. 2

Tre dettagli contano più di quanto sembri. Le 72 ore partono da quando il titolare è venuto a conoscenza della violazione, non da quando è avvenuta. Se le informazioni non sono tutte disponibili subito, la notifica si può fare per fasi. E se si notifica oltre le 72 ore, va spiegato il motivo del ritardo. In Italia l'autorità è il Garante per la protezione dei dati personali, che mette a disposizione sul proprio sito una procedura telematica per la notifica.

La comunicazione agli interessati non è dovuta, tra l'altro, se i dati erano resi incomprensibili a chi non è autorizzato, per esempio con la cifratura: il portatile perso con il disco cifrato è un caso molto diverso da quello senza.

Se la tua azienda rientra nella NIS2

Lo stesso incidente può dover essere notificato anche al CSIRT Italia, con tempi propri: un obbligo distinto, da gestire in parallelo. Lo trovi nella guida sulla NIS2 per le PMI.

Le prime 72 ore, passo per passo

  1. Contenere: bloccare l'account compromesso, isolare i sistemi colpiti, chiedere al destinatario sbagliato di cancellare la mail. Se l'attacco è in corso, la sequenza è quella della guida sulle prime ore di un attacco ransomware.
  2. Capire cosa è successo: quali sistemi, quali dati, quante persone, da quando. Dati sanitari o economici pesano diversamente da un elenco di email aziendali.
  3. Valutare il rischio per le persone, non per l'azienda: frodi, furto d'identità, informazioni riservate finite in mani sbagliate.
  4. Decidere su notifica e comunicazione: salvo che il rischio per le persone sia improbabile, si notifica al Garante; se è elevato si informano anche gli interessati. Decide il titolare, sentito il DPO se nominato.
  5. Documentare nel registro fatti, valutazioni e scelte, compresa la motivazione quando si decide di non notificare.
Cosa contiene la notifica (art. 33, par. 3)
  • la natura della violazione, con le categorie e il numero approssimativo di interessati e di registrazioni coinvolte;
  • il nome e i contatti del DPO o di un altro punto di contatto;
  • le probabili conseguenze della violazione;
  • le misure adottate o proposte per porvi rimedio e per attenuarne gli effetti.

“Approssimativo” è la parola da ricordare: non serve il conteggio esatto.

Chi deve essere al tavolo

  • Il titolare, cioè l'azienda nella persona di chi la rappresenta: decide e ne risponde.
  • Il DPO, se presente: dà il proprio parere ed è il punto di contatto indicato nella notifica.
  • L'IT interno o il fornitore IT: ricostruisce i fatti tecnici e mette in sicurezza i sistemi.
  • Il legale: contratti, comunicazione verso l'esterno, eventuali denunce.
  • I fornitori che trattano i dati: il gestionale in cloud, il consulente paghe. Se la violazione è nei loro sistemi, le informazioni arrivano da loro.

Gli errori più frequenti

  • Pensare che senza furto non ci sia violazione. Dati cifrati da un ransomware o cancellati per errore sono una perdita di disponibilità.
  • Aspettare di sapere tutto. Le 72 ore passano mentre si cerca la certezza; per questo esiste la notifica per fasi.
  • Non registrare ciò che non si notifica. Nel registro vanno tutte le violazioni.
  • Scoprirlo dal fornitore settimane dopo. Senza un avviso tempestivo previsto dal contratto, i tempi li detta lui.

Prepararsi prima che succeda

  • esiste una procedura scritta che dice chi fa cosa quando si sospetta una violazione;
  • i ruoli hanno un nome, un sostituto e un telefono raggiungibile nel fine settimana;
  • c'è un modello di registro delle violazioni, pronto da compilare;
  • so dove stanno i dati personali più delicati e quali fornitori li trattano;
  • i contratti con i fornitori che trattano dati per mio conto prevedono l'avviso tempestivo in caso di violazione;
  • portatili e supporti rimovibili sono cifrati.

In sintesi

Per il GDPR è una violazione anche un ransomware che rende i dati indisponibili o una mail all'indirizzo sbagliato. Ogni violazione va registrata; salvo che il rischio per le persone sia improbabile, si notifica al Garante entro 72 ore dalla conoscenza, anche per fasi, e se il rischio è elevato si informano gli interessati. Procedura, ruoli e contratti con i fornitori si preparano prima.

Domande frequenti

Cos'è un data breach secondo il GDPR?

È una violazione di sicurezza che comporta, in modo accidentale o illecito, la distruzione, la perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l'accesso a dati personali (art. 4, punto 12). Quindi non solo il furto: anche un ransomware che rende i dati inaccessibili o un'email inviata al destinatario sbagliato.

Entro quanto tempo va notificato un data breach al Garante?

Senza ingiustificato ritardo e, ove possibile, entro 72 ore dal momento in cui il titolare ne è venuto a conoscenza (art. 33 GDPR). La notifica non serve se è improbabile che la violazione presenti un rischio per le persone. Se arriva oltre le 72 ore va motivato il ritardo, e le informazioni si possono fornire per fasi.

Quando vanno avvisate le persone coinvolte in un data breach?

Quando la violazione è suscettibile di presentare un rischio elevato per i loro diritti e le loro libertà (art. 34 GDPR). La comunicazione non è dovuta, tra l'altro, se i dati erano resi incomprensibili a chi non è autorizzato ad accedervi, per esempio con la cifratura.

Un data breach va registrato anche se non lo notifico?

Sì. Il titolare documenta qualsiasi violazione dei dati personali, con le circostanze, le conseguenze e i provvedimenti adottati (art. 33, par. 5 GDPR). Nel registro conviene annotare anche perché si è deciso di non notificare.

Sapresti chi chiamare se domani scoprissi una violazione?

Procedura, ruoli e registro si preparano nei mesi tranquilli. Il servizio Cyber Security di HYSAD comprende incident response e compliance su GDPR e NIS2: partiamo da quello che hai già.