Attacco ransomware: cosa fare nelle prime ore

Le prime ore decidono quanto costerà l'incidente. Ecco la sequenza di azioni che limita i danni, gli errori istintivi da evitare e gli obblighi di notifica da tenere presenti fin da subito.

Attacco in corso adesso?

Non spegnere i sistemi: scollegali dalla rete. Poi chiama subito il 06 86358341.

Come si riconosce

Un ransomware raramente si annuncia in modo teatrale. I primi segnali sono banali: un file che non si apre, estensioni sconosciute, cartelle condivise piene di file rinominati, un documento di testo con le istruzioni per il pagamento. A volte ci sono segnali anche prima: antivirus disattivati, account amministrativi creati da poco, traffico di rete insolito verso l'esterno.

Molti attacchi moderni sono a doppia estorsione: prima di cifrare, gli attaccanti copiano i dati all'esterno e minacciano di pubblicarli. Il problema quindi non riguarda solo la disponibilità dei dati, ma anche la loro riservatezza.

La prima ora: contenere

  1. Isola, non spegnere. Scollega dalla rete i sistemi colpiti, via cavo e Wi-Fi, e disattiva gli accessi remoti come VPN e desktop remoto. Non spegnerli: con lo spegnimento si perdono informazioni utili all'analisi, che risiedono solo in memoria, e si rischia di interrompere una cifratura a metà.
  2. Attiva il piano e le persone giuste. Chi decide, chi interviene, chi comunica. Se esiste un piano di risposta agli incidenti, questo è il momento di aprirlo; se non esiste, serve subito un riferimento unico che coordini.
  3. Comunica fuori banda. Se la posta o gli account aziendali potrebbero essere compromessi, coordinati per telefono o con canali esterni: l'attaccante potrebbe leggere i messaggi interni.
  4. Proteggi i backup. Verifica che le copie siano integre e scollega quelle raggiungibili dalla rete. Non avviare ripristini finché non è chiaro da dove è entrato l'attaccante: si rischia di ripristinare sistemi che verranno cifrati di nuovo.
  5. Preserva le evidenze. Fotografa le richieste di riscatto e i messaggi a schermo, conserva i log, annota ogni azione con l'orario. Servono per l'analisi, per le notifiche e per l'eventuale denuncia.
Gli errori istintivi da evitare
  • spegnere tutto o riavviare i server;
  • cancellare i file cifrati o reinstallare subito i sistemi: si distruggono evidenze e, a volte, possibilità di recupero;
  • contattare gli attaccanti o pagare d'impulso;
  • ripristinare dai backup prima di aver chiuso il varco d'ingresso;
  • coordinarsi con gli stessi account e la stessa posta che potrebbero essere compromessi.

Le ore successive: capire e decidere

Contenuto l'attacco, il lavoro diventa di analisi: individuare il punto d'ingresso (una casella di posta compromessa, credenziali riutilizzate, un servizio esposto e non aggiornato), capire da quando l'attaccante è dentro, quali sistemi e quali dati sono coinvolti e se ci sono state sottrazioni di dati.

Da queste risposte dipendono le decisioni successive: cosa ripristinare e in che ordine, quali credenziali cambiare, cosa comunicare a clienti e fornitori.

Gli obblighi di notifica

Un ransomware è quasi sempre anche una violazione di dati personali: i dati diventano indisponibili e, con la doppia estorsione, possono essere stati sottratti. Le scadenze decorrono dal momento in cui l'azienda viene a conoscenza dell'incidente, quindi vanno considerate fin dalle prime ore.

  • GDPR: il titolare del trattamento notifica la violazione al Garante per la protezione dei dati personali entro 72 ore dal momento in cui ne è venuto a conoscenza, salvo che sia improbabile che comporti un rischio per le persone. Se il rischio è elevato, vanno informati anche gli interessati.
  • NIS2: i soggetti che rientrano nel perimetro del D.Lgs. 138/2024 inviano al CSIRT Italia una pre-notifica entro 24 ore dalla conoscenza di un incidente significativo, una notifica entro 72 ore e una relazione finale entro un mese.
  • Denuncia: è opportuno sporgere denuncia alla Polizia Postale.
  • Assicurazione: se l'azienda ha una polizza cyber, avvisa subito l'assicuratore: molte polizze prevedono procedure e tempi precisi.

Questa è una sintesi generale: per il caso specifico è opportuno il supporto del consulente legale o del responsabile della protezione dei dati (DPO).

Pagare il riscatto?

È una decisione che non va presa d'impulso, né da soli. Pagare non garantisce di riavere i dati, né che quelli sottratti non vengano pubblicati o rivenduti, e finanzia nuovi attacchi. Forze dell'ordine e agenzie per la cybersicurezza sconsigliano in genere di pagare.

La vera alternativa al riscatto si costruisce prima: backup isolati e provati, che permettono di ripartire senza trattare. Ne parliamo nella guida sulla regola del backup 3-2-1.

Ripartire in sicurezza

  1. Chiudi il varco: correggi la vulnerabilità sfruttata e blocca gli accessi usati dall'attaccante.
  2. Cambia le credenziali: prima quelle amministrative e di servizio, poi quelle degli utenti.
  3. Ripristina per priorità: prima i servizi di base, come rete e autenticazione, poi i sistemi critici, secondo i tempi di ripristino stabiliti (vedi la guida su RTO e RPO).
  4. Verifica prima di riaprire: controlla che i sistemi ripristinati siano puliti e monitora con attenzione le settimane successive.
  5. Analizza e migliora: cosa ha funzionato, cosa no, cosa va cambiato nel piano.

Prepararsi prima: la checklist

Tutto ciò che rende gestibili le prime ore si decide nei mesi tranquilli. Una verifica rapida:

  • esiste un piano di risposta agli incidenti, con ruoli e numeri di telefono, disponibile anche su carta;
  • i backup hanno almeno una copia isolata o immutabile, e le prove di ripristino sono documentate;
  • gli accessi remoti e amministrativi sono protetti con autenticazione a più fattori;
  • i sistemi esposti su internet sono aggiornati e monitorati;
  • le persone sanno riconoscere un'email sospetta e sanno a chi segnalarla;
  • sai se la tua azienda rientra nel perimetro NIS2 e chi deve occuparsi delle notifiche.

La storia Il venerdì sera in cui i file cambiarono nome racconta come va un attacco reale quando questa lista è già spuntata.

Domande frequenti

Cosa fare subito dopo un attacco ransomware?

Isolare dalla rete i sistemi coinvolti senza spegnerli, attivare la procedura di risposta agli incidenti, proteggere i backup e preservare le evidenze. Se l'attacco è in corso, il canale più rapido per contattare HYSAD è il telefono: 06 86358341.

Bisogna spegnere i computer infettati?

No. Spegnendoli si perdono informazioni utili all'analisi, che risiedono solo in memoria, e si può interrompere una cifratura a metà lasciando i dati in uno stato peggiore. Vanno scollegati dalla rete, via cavo e Wi-Fi, lasciandoli accesi.

Entro quando va notificato un attacco ransomware?

Se coinvolge dati personali, il GDPR prevede la notifica al Garante entro 72 ore dalla conoscenza della violazione, salvo rischio improbabile per le persone. I soggetti nel perimetro NIS2 inviano al CSIRT Italia una pre-notifica entro 24 ore, una notifica entro 72 ore e una relazione finale entro un mese.

Conviene pagare il riscatto?

Pagare non garantisce il recupero dei dati né che quelli sottratti non vengano diffusi, e finanzia nuovi attacchi: forze dell'ordine e agenzie per la cybersicurezza lo sconsigliano in genere. La decisione non va mai presa d'impulso. L'alternativa concreta sono backup isolati e provati, preparati prima dell'incidente.

Un incidente in corso non aspetta.

Se l'attacco è in corso adesso, chiama subito. Se vuoi arrivare preparato, partiamo da un assessment della tua esposizione.