SPF, DKIM e DMARC: chi può spedire email a nome tuo

Se il dominio non è protetto, chiunque può mandare ai tuoi clienti una fattura falsa firmata amministrazione@tuodominio.it. Cosa fanno i tre controlli che lo impediscono, spiegati senza gergo, e il percorso per attivarli senza bloccare la posta legittima.

Chiunque può firmarsi con il tuo dominio

La posta elettronica è nata senza un controllo sul mittente. Come sul retro di una busta, chi spedisce può scrivere l'indirizzo che vuole: se il dominio non è protetto, un truffatore può mandare ai tuoi clienti una mail da amministrazione@tuodominio.it, con il tuo nome in bella vista e una fattura con un IBAN diverso. Il cliente paga, il denaro sparisce, e la telefonata arrabbiata arriva a te.

Tre controlli pubblicati nel DNS del dominio permettono a chi riceve la posta di distinguere i messaggi veri da quelli falsificati. Non serve cambiare fornitore di posta, ma vanno attivati con metodo.

I tre controlli, senza gergo

Cosa fa ciascuno

SPF (Sender Policy Framework): un elenco, pubblicato nel DNS, dei server autorizzati a spedire posta per il tuo dominio. Chi riceve controlla se il server che ha consegnato il messaggio è nell'elenco.

DKIM (DomainKeys Identified Mail): una firma digitale aggiunta a ogni messaggio dal server che lo spedisce. Chi riceve la verifica con una chiave pubblica pubblicata nel DNS: se il messaggio è stato alterato, o non viene da chi possiede la chiave, la firma non torna.

DMARC (Domain-based Message Authentication, Reporting and Conformance): la regola che dice ai destinatari cosa fare con i messaggi che non superano i controlli, e chiede loro di mandarti un report su ciò che hanno ricevuto a tuo nome.

DMARC aggiunge un requisito che spesso sfugge: l'allineamento. Non basta che un messaggio superi SPF o DKIM per un dominio qualsiasi; il dominio verificato deve corrispondere a quello che il destinatario vede nel campo mittente. È ciò che impedisce al truffatore di superare i controlli con un dominio suo e mostrare il tuo.

Le tre policy di DMARC

PolicyCosa chiede a chi riceveQuando si usa
p=noneNessuna azione: consegna come al solito, ma manda i reportAll'inizio, per vedere chi spedisce a tuo nome
p=quarantineTrattare come sospetti i messaggi che falliscono, di solito spostandoli nello spamQuando i mittenti legittimi sono stati sistemati
p=rejectRifiutare i messaggi che fallisconoIl punto d'arrivo: i falsi non vengono consegnati

Da febbraio 2024 Google e Yahoo richiedono SPF, DKIM e DMARC a chi invia grandi volumi di email ai loro utenti. Anche se non spedisci newsletter a migliaia di persone, la direzione è questa: una fattura legittima da un dominio non configurato rischia di finire nello spam come una falsa.

Il primo passo: chi spedisce a tuo nome

Il lavoro vero è sapere chi deve comparire nei record. Quasi ogni azienda spedisce posta a proprio nome da più punti di quanti immagini:

  • la posta aziendale, per esempio Microsoft 365;
  • il gestionale che manda fatture, solleciti e conferme d'ordine;
  • la piattaforma delle newsletter;
  • il CRM usato dai commerciali;
  • il sito web, con i moduli di contatto e gli ordini online;
  • il centralino che inoltra fax e messaggi vocali per email.

Nell'autorizzarli in SPF c'è un limite tecnico da conoscere: lo standard SPF (RFC 7208) ammette al massimo 10 consultazioni DNS per verificare un record. Ogni servizio aggiunto con un "include" ne consuma almeno una, il limite si supera prima di quanto sembri, e a quel punto SPF fallisce anche per i messaggi legittimi.

Il percorso, una fase alla volta

  1. Inventario: tutti i servizi che spediscono a nome del dominio, con il fornitore di ciascuno.
  2. SPF e DKIM configurati per ogni servizio, restando dentro il limite delle consultazioni.
  3. DMARC in p=none, con un indirizzo che riceve i report. Per alcune settimane si leggono: mostrano chi spedisce a tuo nome, chi supera i controlli e chi no. Spesso compare un servizio che nessuno aveva elencato.
  4. Correzione dei mittenti che falliscono, uno per uno, coinvolgendo i rispettivi fornitori.
  5. Passaggio a quarantine, continuando a leggere i report.
  6. Infine reject, quando i report mostrano che a fallire sono soltanto i messaggi falsi.

Gli errori frequenti

  • Passare subito a reject. Le fatture del gestionale, spedite da un server del fornitore mai autorizzato, vengono rifiutate dai clienti. Lo si scopre quando un cliente telefona per chiedere dove sono.
  • Fermarsi a p=none. Il record c'è, i report arrivano, nessuno li legge. Il dominio resta falsificabile come prima.
  • Dimenticare i domini che non spediscono. Il vecchio marchio, il dominio comprato per difesa: se non mandano posta, lo si dichiara con un SPF che non autorizza nessun server e un DMARC in reject. Altrimenti diventano il mittente perfetto per una truffa.
  • Nessuno responsabile del DNS. Nella storia Sette fornitori, nessun responsabile la posta è rimasta ferma tre giorni, quasi tutti spesi a capire di chi fosse il compito. Chi può modificare questi record va scritto nero su bianco, come spieghiamo nella guida sull'IT che vive nella testa di una persona.

Questi controlli proteggono il tuo dominio da chi lo falsifica, ma non fermano chi registra un dominio simile al tuo con una lettera cambiata. Per quello servono persone allenate a riconoscere il phishing.

In sintesi

SPF dice quali server possono spedire per il tuo dominio, DKIM firma i messaggi, DMARC decide cosa fare di quelli che non superano i controlli e ti manda i report. Si parte dall'inventario di chi spedisce a tuo nome, si osserva in p=none, si correggono i mittenti e solo dopo si arriva a reject, senza dimenticare i domini che non mandano posta.

Domande frequenti

Cosa sono SPF, DKIM e DMARC?

Sono tre controlli pubblicati nel DNS del dominio che permettono a chi riceve una mail di verificare che venga davvero da te. SPF elenca i server autorizzati a spedire, DKIM aggiunge una firma digitale ai messaggi, DMARC dice cosa fare con quelli che non superano i controlli e chiede l'invio di report. Insieme impediscono di usare il tuo dominio come mittente di mail false.

Cosa succede se attivo subito DMARC in reject?

Se qualche servizio legittimo non è ancora autorizzato, per esempio il gestionale che spedisce le fatture o la piattaforma delle newsletter, i suoi messaggi vengono rifiutati dai destinatari. Per questo si parte con la policy p=none, si leggono i report per alcune settimane, si correggono i mittenti e solo dopo si passa a quarantine e infine a reject.

Cos'è il limite delle 10 consultazioni DNS di SPF?

Lo standard SPF (RFC 7208) consente al massimo 10 consultazioni DNS per verificare un record. Ogni servizio aggiunto con un include ne consuma almeno una, e superato il limite la verifica SPF fallisce anche per la posta legittima. Prima di aggiungere un nuovo servizio conviene quindi controllare quante consultazioni il record usa già.

Bisogna proteggere anche i domini che non inviano email?

Sì: un dominio inattivo ma non protetto può essere usato come mittente di mail false che sembrano arrivare dalla tua azienda. Si pubblica un record SPF che non autorizza alcun server e un DMARC con policy reject, così i destinatari rifiutano qualsiasi messaggio spedito a suo nome.

Il tuo dominio è protetto, o chiunque può usarlo?

Sapere quali sistemi spediscono posta a nome tuo, e tenerne traccia, è parte della gestione dei sistemi. Raccontaci com'è fatta la tua infrastruttura e partiamo dall'inventario.