La regola in una riga
3 copie dei dati, su 2 supporti diversi, di cui 1 fuori sede.
Tre copie significa i dati di produzione più due backup. Due supporti diversi riducono il rischio che un unico difetto, di un modello di disco, di un sistema di storage o di un fornitore, colpisca tutte le copie insieme. Una copia fuori sede protegge da ciò che colpisce l'intero edificio: incendio, allagamento, furto.
Un esempio per una PMI: i dati sul server, un backup su un NAS nella stessa sede e una seconda copia in un datacenter o in un servizio di backup in cloud.
Perché non basta più
La regola 3-2-1 protegge bene da guasti e disastri fisici. Il ransomware però non è un guasto: è un attaccante che, prima di cifrare, cerca i backup per cancellarli o cifrarli, così da togliere all'azienda ogni alternativa al riscatto. Se tutte le copie sono raggiungibili dalla rete aziendale con le stesse credenziali amministrative, per l'attaccante sono una sola.
C'è poi un secondo problema, più banale: molti backup non vengono mai provati. Una copia che non si riesce a ripristinare, o che si ripristina in una settimana, non è una protezione.
La variante 3-2-1-1-0
Per questo, nel settore della protezione dei dati, si è diffusa un'estensione della regola che aggiunge due cifre:
- 1 copia offline o immutabile: una copia che non può essere modificata o cancellata, nemmeno da un amministratore, per un periodo stabilito. Si ottiene con supporti scollegati fisicamente, come nastri o dischi rimossi, con storage immutabile o con repository di backup protetti.
- 0 errori: i backup vengono verificati e i ripristini provati, finché le verifiche non danno zero errori.
| Cifra | Significato | Protegge da |
|---|---|---|
| 3 | Tre copie dei dati | Perdita di una singola copia |
| 2 | Due supporti o sistemi diversi | Guasto di una tecnologia o di un fornitore |
| 1 | Una copia fuori sede | Incendio, allagamento, furto, disastri locali |
| 1 | Una copia offline o immutabile | Ransomware, cancellazioni volontarie o accidentali, account compromessi |
| 0 | Zero errori nelle verifiche | Backup che esistono ma non si ripristinano |
E i dati nel cloud?
Posta, documenti e chat in servizi come Microsoft 365 non sono automaticamente al sicuro solo perché stanno nel cloud. Il fornitore garantisce la disponibilità del servizio, ma la protezione dei dati da cancellazioni, errori degli utenti o account compromessi resta in buona parte responsabilità del cliente: è il cosiddetto modello di responsabilità condivisa.
Cestino e criteri di conservazione aiutano, ma hanno limiti di tempo e di portata e non sono pensati come backup indipendente. Anche la sincronizzazione dei file non è un backup: replica fedelmente pure cancellazioni e cifrature. Per i dati importanti serve una copia su un sistema separato, che rispetti anch'essa la regola.
Come verificare che i backup funzionino
- Controlla gli esiti ogni giorno, con avvisi automatici su errori e operazioni non eseguite: un backup che fallisce in silenzio è il caso peggiore.
- Prova ripristini reali a cadenza fissa: non solo singoli file, ma interi sistemi, in un ambiente separato.
- Misura i tempi: il tempo di ripristino misurato è il tuo RTO reale. Confrontalo con quello deciso, come spiegato nella guida su RTO e RPO.
- Metti a verbale: data, sistema, esito, tempo impiegato, problemi trovati.
- Proteggi l'accesso: credenziali dedicate al sistema di backup, separate da quelle del dominio e protette con autenticazione a più fattori.
Checklist rapida
- ho almeno tre copie dei dati importanti, su due sistemi diversi;
- una copia è fuori sede;
- una copia è offline o immutabile;
- i dati dei servizi cloud, come Microsoft 365, hanno un backup su un sistema separato;
- ricevo un avviso quando un backup fallisce;
- l'ultima prova di ripristino completo è recente e documentata;
- conosco il tempo reale necessario per ripristinare i sistemi critici.
Se non sai quanto ti costa ogni ora di attesa durante un ripristino, puoi stimarlo con il simulatore del costo del fermo.
