RTO e RPO: quanto puoi stare fermo, quanto puoi perdere

Due sigle che compaiono in ogni contratto di backup e in ogni piano di continuità, spesso con numeri scelti a caso. Ecco cosa significano davvero, come si definiscono partendo dal business e come si verifica che siano veri.

Le due domande a cui rispondono

Quando un sistema si ferma, le domande sono due. Entro quando deve tornare a funzionare? E quanti dati possiamo permetterci di perdere? RTO e RPO sono le risposte, scritte e decise prima che succeda.

Le definizioni

RTO (Recovery Time Objective): il tempo massimo entro cui un servizio deve tornare operativo dopo un'interruzione.

RPO (Recovery Point Objective): la quantità massima di dati che si accetta di perdere, espressa in tempo: quanto indietro può trovarsi l'ultimo punto di ripristino utile.

Un esempio: se il gestionale ha un RPO di 4 ore e un RTO di 8 ore, in caso di guasto si accetta di perdere al massimo le ultime quattro ore di lavoro e di riavere il sistema funzionante entro otto ore dall'interruzione.

RTO guarda avanti, RPO guarda indietro

Il modo più semplice per non confonderli è immaginarli su una linea del tempo, con l'incidente al centro. L'RPO misura verso il passato: fino a quale momento i dati sono salvi. L'RTO misura verso il futuro: quando si torna a lavorare.

Sono indipendenti tra loro. Un sistema può avere un RPO molto stretto e un RTO largo (i dati sono replicati quasi in tempo reale, ma rimettere in piedi l'applicazione richiede una giornata), oppure il contrario.

RPORTO
DomandaQuanti dati posso perdere?Quanto posso restare fermo?
DirezioneDal guasto verso il passatoDal guasto verso il futuro
Dipende daFrequenza e tipo delle copieProcedure, infrastruttura di ripristino, persone
Si migliora conBackup più frequenti, replica, snapshotAutomazione, ambienti pronti, procedure provate

Come si definiscono: dai processi, non dai server

L'errore più comune è partire dalla tecnologia: “il backup gira di notte, quindi l'RPO è di 24 ore”. Così si descrive quello che c'è, non quello che serve. La strada corretta è l'inverso: si parte dai processi aziendali e si chiede a chi li gestisce quanto costa fermarli.

  1. Elenca i processi critici: fatturazione, produzione, logistica, assistenza ai clienti. Per ognuno, i sistemi da cui dipende.
  2. Stima l'impatto del fermo nel tempo: cosa succede dopo un'ora, dopo mezza giornata, dopo tre giorni. È il cuore di una business impact analysis. Per la parte economica puoi partire dal simulatore del costo del fermo.
  3. Stima l'impatto della perdita di dati: quanto lavoro andrebbe rifatto, e se si può rifare. Gli ordini arrivati via email si recuperano; transazioni di cassa o misure di produzione spesso no.
  4. Decidi i valori insieme al business: RTO e RPO sono scelte economiche, non tecniche. Più sono stretti, più costa la soluzione che li garantisce.
  5. Solo a questo punto scegli la tecnologia: frequenza dei backup, replica, ambienti di ripristino, contratti con i fornitori.

Non tutti i sistemi valgono uguale

Dare a tutto lo stesso RTO è il modo più rapido per spendere troppo sui sistemi secondari e troppo poco su quelli critici. Di solito si ragiona per livelli. I valori qui sotto mostrano solo come si presenta una classificazione, non sono uno standard: vanno ricavati dall'analisi della tua azienda.

LivelloEsempiRTORPO
CriticoERP, e-commerce, sistemi di produzionePoche oreMinuti
ImportantePosta, file condivisi, CRMUna giornataAlcune ore
DifferibileArchivi, intranet, ambienti di testAlcuni giorni24 ore o più

Attenzione alle dipendenze: il gestionale “critico” non riparte se prima non ripartono i servizi di cui ha bisogno, come autenticazione, DNS, rete e licenze. Il loro RTO non può essere più largo di quello dei sistemi che li usano.

Un RTO non testato è un'ipotesi

Il numero scritto nel piano vale solo se è stato misurato. E l'RTO reale comprende molto più del tempo di copia dei dati: accorgersi del problema, decidere di ripristinare, recuperare le credenziali, preparare l'ambiente, ripristinare, verificare che tutto funzioni, avvisare gli utenti.

Per questo le prove di ripristino vanno pianificate e messe a verbale, con i tempi reali. Nella storia Il venerdì sera in cui i file cambiarono nome raccontiamo cosa cambia quando l'ultima prova risale a poche settimane prima: il tempo necessario per rimettere in piedi il gestionale era già noto.

Segnali che il tuo RPO reale è peggiore di quello scritto
  • i backup falliscono senza che arrivi un avviso a qualcuno;
  • nessuno ha mai ripristinato un intero sistema, solo singoli file;
  • le copie sono raggiungibili con le stesse credenziali dei server, e un attacco può cancellarle insieme agli originali;
  • i dati nei servizi cloud, per esempio posta e documenti in Microsoft 365, non hanno un backup indipendente.

Gli errori più frequenti

  • Numeri scelti dall'IT da solo. Senza il business, RTO e RPO descrivono l'infrastruttura, non il rischio.
  • Un solo valore per tutto. Si paga il massimo ovunque, oppure si protegge male ciò che conta.
  • Dimenticare il ransomware. Un guasto hardware si risolve con l'ultima copia; un attacco può aver colpito anche le copie, o essere iniziato settimane prima. Serve almeno una copia isolata o immutabile: ne parliamo nella guida sulla regola del backup 3-2-1.
  • Non rivederli mai. Nuovi sistemi, nuove sedi e nuovi processi cambiano le priorità: RTO e RPO vanno riesaminati periodicamente e a ogni cambiamento significativo.

In sintesi

L'RPO dice quanti dati puoi perdere, l'RTO quanto tempo puoi restare fermo. Si decidono partendo dal costo del fermo, si differenziano per criticità e valgono solo se misurati con prove di ripristino reali.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra RTO e RPO?

L'RPO indica quanti dati si accetta di perdere, misurati andando indietro nel tempo dal momento del guasto. L'RTO indica entro quanto tempo il servizio deve tornare operativo, misurato in avanti. Il primo dipende soprattutto dalla frequenza delle copie, il secondo dalle procedure e dall'infrastruttura di ripristino.

Chi deve decidere RTO e RPO?

La direzione e i responsabili dei processi aziendali, perché sono decisioni sul rischio e sui costi. L'IT traduce i valori scelti in soluzioni tecniche, con i relativi costi, e verifica che vengano rispettati.

Ogni quanto vanno verificati?

Con prove di ripristino a cadenza fissa, proporzionata alla criticità del sistema, e a ogni cambiamento significativo dell'infrastruttura. Una prova che misura i tempi reali è l'unico modo per sapere se l'RTO scritto nel piano è vero.

Si può avere un RPO pari a zero?

Ci si avvicina con la replica sincrona dei dati, con costi e complessità elevati. La replica però copia anche errori, cancellazioni e cifrature: non sostituisce i backup, che restano necessari per tornare a un punto precedente all'incidente.

Quali sono i tuoi tempi di ripristino reali?

Definire RTO e RPO e verificarli con prove di ripristino è parte della gestione dei sistemi. Raccontaci il tuo contesto e partiamo da ciò che conta di più.